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Sempre più delicata parerà la consonanza che farà il suono dell’organo di legno con la voce umana.
“Il Corago”, 1630
"Duoi organi per Monteverdi" è il titolo del progetto di ricerca di Walter Chinaglia, volto a ricreare il delicato suono delle canne di legno aperte.
Secondo le fonti storiche, molti erano gli organi italiani del '500-'600 a usare canne di legno aperte.
Nonostante tale evidenza storica, la quasi totalità degli organi da continuo reperibili oggi è basata su canne di legno tappate; ciò costituisce un limite nell'interpretazione filologica della musica dell'epoca.

L'obiettivo di Walter Chinaglia è offrire ai musicisti nuove prospettive reintroducendo il suono detto di "Principale", che imita il suono della canna metallica ma con la dolcezza tipica del legno.

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Quale segreto rende il suono degli organi italiani di legno del '500-'600 così "soave", dolce e delicato, tanto da essere il preferito nell'accompagnamento delle voci?
Come potevano essere così compatti e piccoli da essere ubicati nei palchi dei teatri e, al contempo, ospitare nel loro interno canne aperte di 8'?
Come potevano essere strutturati, come erano i loro mantici, dove trovavano spazio le canne per produrre il suono di "dolce intonazione"?

Sono molte le incertezze e le difficoltà da vincere per progettare e costruire i "duoi organi per Monterverdi"; il tempo dedicato allo studio, alla progettazione e infine alla costruzione di tutte le parti può essere facilmente sottostimato…

Infine, in un gesto, in una singola, delicatissima manipolazione della canna si trova la chiave per l'ottenimento del suono desiderato…
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Qualche impressione delle primi fasi di lavorazione
del primo dei due organi:

Tastiera in legno di bosso invecchiato
(buxus sempervirens)

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Canne in legno di cipresso (Cupressus sempervirens)

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Dettagli di mantici, cassa, struttura interna

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Foto: Lorenzo Zeuli

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Tutto ebbe inizio con…
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Leggere la descrizione del suono degli organi di legno italiani direttamente dalle fonti antiche ha destato in me molto stupore: le espressioni usate sono così chiare e precise che il suono sembra tangibile!

L’ideale sonoro era chiaro: “Quando le canne sono completamente in legno, costituisce per loro la perfezione ricevere la sonorità metallica”, cioè il suono del Principale rinascimentale italiano!

Si badi bene che lo scopo non era semplicemente imitare la canna di metallo, ma c’era la volontà di ottenere un suono più “soave” e “di dolce intonazione”, come trovo scritto qui a Como, la mia città, dall’organaro Hermans: “Le canne del Principale secondo sono di legno, unisono col primo, il quale serve per cantar a voce sola ovvero con instrumenti”.

Emilio de Cavalieri parla di organi di legno “perfettisimi per dolcezza e soavità”, eletti a “pietra di paragone per le buone voci”.

Come fisico sono attento ai complessi fenomeni transienti descritti da espressioni come “che dispichi netto” e “spiccassero un puoco più presto” […] “tanto nelli soprani quanto nelli bassi”
Dunque, l’attenzione non era rivolta solo allo spettro acustico (timbro), ma all’attacco, detta “bona pronunzia”

Infine, Antonio Barcotto, ci invita a non usare canne tappate in quanto “è da sapere che tale voce è artificiosa e non naturale come quelle delle canne aperte”.

Quanto descritto lo si ritrova in buona misura ad Innsbruck (Silberne Kapelle), suonando l’unico organo italiano rinascimentale in legno superstite.
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Una cosa è evidente dalle fonti: la coerenza interna, direi “organicità”, dell’organo!

La tastiera, per corrispondere al suono ricercato e ricco di dettaglio, “non sia profonda né dura, […], asay dolza a la mane” (1508)

I mantici, che garantiscono l’aria (vento), devono essere fatti “di asseselle” in modo “che detto organo non debba in alcun modo sospirare” (1585).

Le fonti descrivono anche i materiali per la cassa, per la tastiera, il tipo di estetica voluto e molti altri dettagli per “coloro che se intendano cossa sia organo” (1538).
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Quanti registri?

Costanzo Antegnati suggerisce l’uso del “Principale solo quando si vol cantare mottetti con poche voci”

“Quando si farà i ripieni dell’organo faransi con mani e piedi, ma senza aggiunta d’altri registri […]”
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Stimolato dalle molte informazioni acquisite, sento che è arrivato il momento di ricostruire filologicamente due organi di legno, con canne aperte in cipresso, oggi mancanti nel panorama musicale storicamente informato della musica italiana del ‘500-‘600.

Primo organo, detto "all'Ottava bassa"

Principale 8’ reale
Temperamento Mesotonico 1/4 Cs, La = 465Hz
75x73x115cm (base), 87x71x45cm (cassa superiore)

Decorazione
Michele Barchi

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Foto: Dott. Luca Fattorini

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Quando le canne sono completamente in legno, costituisce per loro la perfezione ricevere la sonorità metallica.
Andreas Werckmeister, “Orgelprobe”, 1698
Utilizzando un analizzatore di spettro acustico ho potuto misurare il contenuto di armonici di ciascuna canna.
La misura da me eseguita dimostra che la canna di legno aperta del Principale può produrre lo stesso spettro acustico dell'equivalente in metallo. Così non è per la canna tappata (coconada) il cui spettro è privo del 2 armonico ed ha un cut-off nelle frequenze acute.

Analisi Spettrografia

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In questo capitolo, ospitiamo un prezioso estratto del ricco saggio scritto dal M° Michelangelo Gabbrielli “Organo e polifonia: prassi esecutive in Italia fra XVI e XVII secolo”.

L’estratto dal titolo ”L’uso di piccoli organi in complessi corali” è di particolare rilevanza per la ricerca del progetto “Duoi organi per Monteverdi”.

Per visionare l'indice del saggio cliccare qui; chi desidera avere copia dell'intero lavoro, può fare richiesta diretta tramite e-mail al M° Gabbrielli.

Michelangelo Gabbrielli
ORGANO E POLIFONIA: PRASSI ESECUTIVE IN ITALIA FRA XVI E XVII SECOLO
”L’uso di piccoli organi in complessi corali”

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I "Duoi organi di legno" che Claudio Monteverdi richiese esplicitamente nelle prime edizioni stampate della sua opera Orfeo nel 1607, furono da lui scelti per le caratteristiche specifiche: disponendo di canne aperte in legno di cipresso, producevano un suono dolcissimo e ricco di dettaglio ed erano abbastanza piccoli da poter essere trasportati e posizionati ai lati del palco per un effetto stereofonico.

La predilezione di Monteverdi per il loro suono è testimoniata anche da una lettera al Cardinale Ferdinando (1611): “…farò sonare li chitarroni a li Casaleschi nel organo di legno, il quale è soavissimo, et così canterà la sig.ra Adriana et d. Gio. Batt.a il madregale bellissimo “Ahi che morir mi sento”, e l’altro madregale nel organo solamente.”

Un’altra fonte che documenta l’utilizzo di due organi da parte di Monteverdi si trova negli archivi di S. Marco a Venezia, dove sono registrati dei pagamenti ai facchini “che portavano et riportavano duoi organi in S. Zorzi per il far della prova di Sig. Claudio Monteverde M° di Capella” per la prova d'esame in S. Giorgio di una messa eseguita il 19 agosto 1613, come prova d’esame.

Il secondo organo “all Ottava alta”

Principale 4’ reale
Temperamento Mesotonico 1/4 Cs, La = 465Hz
87x70x45cm

Decorazione
Michele Barchi

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Canne in legno di cipresso (Cupressus sempervirens)
Dima per la sagomatura dei profili della cassa

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Cassa e decorazione

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L’organo finito

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Rendendo omaggio a Claudio Monteverdi durante il 450° anniversario della sua nascita, i due organi hanno iniziato la loro “tournée”:
da Caravaggio al Palazzo Ducale di Genova, dall'Antiquarium della Residenza di Monaco al famoso Museo del Violino nella città natale di Monteverdi, Cremona. Ci si auspica che ancora molti altri “periti sonatori et cantori” ne facciano uso nelle esecuzioni musicali storicamente informate del cinque-/seicento italiano.
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I “Duoi organi per Monteverdi” sono disponibili a noleggio per concerti e incisioni discografiche.
Il documentario sul percorso di ricerca e ricostruzione di Sol Capasso e gli strumenti costituiscono ottimo materiale divulgativo, da presentarsi in forma di conferenza sia a musicisti sia ad un pubblico non esperto.

Di seguito alcuni estratti in anteprima:

Trailer 1

Trailer 2

Trailer 3

Trailer 4

Trailer 5

Trailer 6

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Cordiali saluti, Walter Chinaglia
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© ORGANA di Walter Chinaglia
Via Montebello 10, 22072 Cermenate (CO) Italy, tel/fax +39 031 772776, mob. + 39 340 966 78 03
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